Sos salute: valorizzare la terza età



Qualcosa di inaspettato

TRE ANZIANI MILANESI SU DIECI 
FANNO A MENO DEL MEDICO: 
MERITO DI UNA COSTANTE ATTIVITÀ FISICA

Danzaterapia e movimento creativo


Da un’indagine di Milanosport emerge che l’85% degli over 60 ritiene molto importante praticare sport e ne trae grande vantaggio non solo a livello fisico, ma anche psicologico e sociale (88%). Sono infatti sette su dieci gli over 60 che dichiarano di aver creato nuove amicizie grazie a lezioni di ginnastica di gruppo. E tre persone su dieci dichiarano di aver diminuito il ricorso al Sistema Sanitario Nazionale grazie ai benefici derivati dall'attività motoria costante.

L'obiettivo è far cultura insieme, attraverso il movimento.

Una cultura che sentiamo sempre più necessaria per costruire una consapevolezza diffusa ed estesa della fondamentale importanza di muoversi e di occuparsi attivamente della propria salute attraverso la cura del proprio corpo. Il nostro contributo alla città di Milano parte da qui.




In questa direzione si orienta la danzaterapia di Marìa Fux che tra tutte le forme di questa disciplina è la più briosa ed artistica, ricca di quella capacità non comune - peculiarità della sua creatrice - di attirare a sé il sorriso delle persone. Tra l'allegria e il buon umore l'alunno viene invitato al "risveglio del corpo" per ritrovare la via del benessere attraverso movimenti semplici e alla portata di tutti.

Riabbracciare la propria salute, prendersi cura di sé, ritrovare morbidezza e flessibilità - sensazioni corporee appaganti forse dimenticate da tanti anni - non è cosa da poco. I dolori piano piano abbandonano il corpo con una ricaduta positiva sull'umore e quindi sul sistema immunitario nonché sulla sua vita sociale della persona.




La proposta è sicuramente innovativa e sposa la tipologia di movimento "soft" (leggero, non faticoso), capace di coinvolgere sia chi è dinamico per temperamento, sia gli irriducibili pigri che si cimentano per la prima volta con una qualche forma di attività motoria. 



Una ginnastica non ripetitiva, capace di sorprenderci sempre, è la garanzia migliore di successo e divertimento: altro che noia e movimenti faticosi!


I sessanta minuti di durata della lezione passano volando! 


La danzaterapia di Marìa Fux, infatti, non è mai uguale a se stessa. Ogni incontro è diverso dal precedente; ti sentirai fortemente motivato a riscoprire il  "piacere del movimento" e di volta in volta la curiosità diventerà desiderio di non perdere nemmeno un incontro.


La danzaterapia, inoltre, non provoca i fastidiosi dolori "del giorno dopo" e questo è un punto di forza che favorisce la continuità o meglio il non-abbandono del ciclo di lezioni da parte dell'alunno.



Photography by Pat Young

E' importante sottolineare che nella vita bisognerebbe sempre dedicarsi a un'attività fisica per lottare contro la sedentarietà (ma è davvero obbligatorio farlo dopo i 50 anni).
Prendersi cura del proprio corpo e potenziare l'impegno per una qualità della vita più sana e consona alle esigenze della propria struttura fisica - che sta cambiando nel tempo - è un vero impegno verso noi stessi e anche un dovere sociale verso gli altri.

Imparando a valorizzare gli anni che abbiamo, il tempo che passa diventa un'opportunità e il nostro corpo, attraverso la creatività, diventa risorsa e cura. 


Possiamo sorprenderci nello scoprire come una semplice attività fisica introdotta nella nostra routine quotidiana possa apportare vitalità, energia, nuove esperienze, ispirazioni e forza ai processi della fantasia e dell'espressione creativa. 


Qualcosa di inaspettato.



Rachel Neville Photography


Per informazioni sui corsi di danza creativa e danzaterapia nella città di Milano:

Valentina Vano
e-mail: danzaterapia@ymail.com
Tel. 339.4805.033



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Lezioni di danzaterapia individuali e di gruppo.

Per: adulti, bambini, terza e quarta età, attori, danzatori, cantanti lirici; disabilità, psichiatria, disagio, disturbi dell’ansia.
Seminari di formazione per operatori del settore e di pedagogia musicale per favorire un corretto ascolto della musica e sviluppare una maggior sensibilità alla percezione del suono.
Il Metodo applicato (Fux) è artistico e non fa riferimento a contenuti psicoterapeutici.



Ginnastica per la terza età a Milano

Danzaterapia: il piacere di sentirsi insieme



Chi, almeno una volta nel corso della propria vita, non ha desiderato di poter danzare? Quante volte abbiamo perduto questa occasione, rimanendo al margine a guardare gli altri volteggiando? Quell'attimo poi è fuggito via e rassegnati ci siamo detti: "Fa niente, sarà per la prossima volta".


Muovere il corpo in libertà, nello spazio, sorridenti, nel presente; ispirati dalla musica preferita, magari in gruppo, accompagnati da amici o dalla persona amata. Danzare è già di per sé piacevole. Quando si danza, l'espressione del volto cambia, gli occhi si riempono di luce. Il corpo è soddisfatto e basta a se stesso.



Ma chi non si è sentito impacciato di fronte alla grazia infinita della danza? Ci sono persone che cedono immediatamente all'urgenza di danzare e che subordinano la sensazione di goffaggine al piacere del movimento lanciandosi subito nel turbinio del ballo. Altre invece impiegano maggior tempo, sono quelle più timide, che rimangono al margine ad aspettare di vincere la vergogna. 



Ora tutti possono esaudire il desiderio di entrare in azione, di muoversi con spontaneità, senza giudicare o essere giudicati, provando finalmente la gioia e l'armonia di ritrovarsi in sintonia con la musica, con se stessi, con gli altri.
A tutti piacerebbe danzare!


Allora, quale miglior occasione di provare con la danzaterapia?


Una danza libera, estremamente semplice, adatta a tutti, accompagnata da musiche straordinarie, dove ognuno può esprimere il proprio gesto nel rispetto del corpo e degli anni, senza fatica e soprattutto senza timore di sbagliare.



La danzaterapia risveglia la sensibilità, la capacità di sentire e fare ciò che piace. Soprattutto ha il potere di riequilibrare la persona sia a livello fisico che emotivo. Un vero toccasana.

Controindicazioni: zero!




Una parte del lavoro è mirata all'acquisizione di alcuni strumenti tecnici, come la parte dedicata agli esercizi sul ritmo, sullo spazio, sul tempo, sulla gestualità che può essere aperta o chiusa. Una volta lavorata questa parte l'alunno può provare a cimentarsi con il proprio movimento, a giocare con se stesso scoprendo l'enorme potenzialità del proprio corpo, un mondo da risvegliare con l'improvvisazione.

Danziamo e danziamo ancora, per abitare il nostro corpo, i nostri desideri e le nostre decisioni, per dare alla vita un sapore diverso. Insieme, per non lasciare più scappare quell'attimo.




IL CORSO DI DANZATERAPIA:
COME? 
DOVE? QUANDO?


Gli incontri di danzaterapia hanno luogo in diversi quartieri della città di Milano

Per sapere se c'è un corso di danzaterapia nella tua zona, telefona al numero: 339.4805.033

Le iscrizioni sono aperte sempre e ti potrai inserire nel gruppo in qualsiasi momento dell'anno

(La sessione accademica completa va dal mese di        ottobre/novembre al mese di maggio dell'anno successivo)

Il corso è dedicato agli adulti over 55 sia uomini che donne. Sono gradite anche persone più giovani che potranno comunque mettersi in gioco attraverso la l'espressività e la qualità del proprio movimento

Ai partecipanti non è richiesto alcun requisito previo o conoscenza specifica nel mondo della danza o della ginnastica. Sono particolarmente benvenute le persone che abitualmente svolgono vita sedentaria e vogliano riprendere a muoversi.

E' necessario indossare un abbigliamento comodo.

L'attività si svolge senza scarpe (ognuno utilizzerà ciò che lo farà sentire più comodo: piedi scalzi, calzini, calzini antiscivolo, scarpettine da ginnastica artistica).

E' gradita la puntualità.

Costi: 
variano di situazione in situazione ma la richiesta economica è sempre minima. Lo spirito che muove l'iniziativa è fornire un servizio d'eccellenza e capillare con l'obiettivo di includere tutte quelle persone che, per limiti economici o di distanza, non si sarebbero mai avvicinate alla danzaterapia.

La docente si chiama Valentina Vano 


Per informazioni sui corsi di danza creativa e danzaterapia nella città di Milano:

Valentina Vano
e-mail: danzaterapia@ymail.com
Tel. 339.4805.033



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Il Metodo applicato (Fux) è artistico e non fa riferimento a contenuti psicoterapeutici.


La forza dell'anziano




Quali sono gli effetti dell'attività fisica sulla salute?

L'attività motoria svolta con regolarità e soddisfazione è indispensabile per conservare o ritrovare un buono stato di salute. Negli adulti over 55 tale attività deve essere a bassa intensità (per evitare l'insorgenza di lesioni muscolo-scheletriche), priva di controindicazioni e soprattutto in grado di valorizzare la persona e offrirle un buon livello di gratificazione personale.



E' dimostrato che il movimento protegge dalle malattie cardiovascolari (ipertensione, infarto, ictus). Riduce il colesterolo e i trigliceridi e previene l'obesità; ostacola l'insorgenza di patologie come il diabete e in quest'ultimi riduce il consumo di farmaci e rallenta la comparsa di complicanze. L'attività fisica combatte anche le malattie dell'invecchiamento, l'osteoporosi e la disabilità, e anche la depressione, la riduzione delle facoltà mentali e, nel maschio, della potenza sessuale; previene i tumori del colon e della mammella. In molte di queste malattie (diabete, ipertensione) può anzi essere considerata come un vero e proprio farmaco, che il medico "prescrive" per curare la malattia.



L'esercizio fisico assume un ruolo importante come contromisura per limitare gli effetti dell'invecchiamento e per intervenire positivamente sullo stile di vita dell'anziano. Tutto questo è possibile attraverso due azioni che tutti possono compiere: 
valorizzare e rafforzare il proprio corpo. 



Danzaterapia metodo Fux: la via del benessere

La danzaterapia è dedicata a un pubblico adulto che ha a cuore la propria salute e la vuole salvaguardare - o recuperare - attraverso la pratica dell'esercizio fisico privo di stress e rispettoso del corpo. Fare movimento in questo modo risulterà a tutti molto semplice perché non richiede sforzi o competenze particolari; la danzaterapia può essere praticata anche da persone che non hanno predisposizione per lo sport o non nutrono particolare interesse per il movimento ma devono avvicinarsi a un'attività fisico/motoria per motivi di salute.



Photography by Rachel Neville 
Il metodo Fux di danzaterapia è artistico, non poggia su contenuti psicoterapeutici, è danza nella sua forma più essenziale. Questo non vuole dire che non abbia riflessi positivi sull'universo emotivo della persona ma significa che il terapista mira essenzialmente alla verità del gesto (senza fare interpretazioni) secondo un'estetica di sincerità motoria relazionata con se stessi, con ciò che si sente, con quello che si vuole esprimere o con ciò che non si ha ancora espresso. 


Photography by Getty Images
L'idea centrale attorno alla quale si sviluppa la lezione è che, quando il movimento non viene imposto, c'è sempre un margine per migliorare. Senza forzature, il cammino verso il benessere diventa agevole; passa attraverso l'amore per il proprio corpo, superando tutte quelle tappe che, piano piano, sveleranno l'enorme potenziale di forza che vive dentro ciascuno di noi.



Gli incontri di danzaterapia sono sempre accompagnati da musiche ricercate. Nel corso dei sessanta minuti che dura la lezione viene messa in luce la creatività del singolo partecipante e la possibilità di cambiamento e armonizzazione del gesto (sempre nell'ambito del gruppo e sotto la guida e la conduzione di un'esperta docente).




L'alunno viene progressivamente invogliato a non ripetersi pedissequamente: prima, imitando il gesto mostrato dalla docente, e poi reinterpretandolo in modo sempre più personale, secondo il proprio gusto e le proprie possibilità. Eseguire con successo questa semplice esperienza di libertà dona sempre piacere, autonomia e soddisfazione a tutti gli alunni.

A livello strettamente corporeo, cosa può apportare la danzaterapia di Marìa Fux nell'utente anziano?


- aumento di forza e potenza (riserva di autonomia)

- incremento della resistenza allo sforzo
- diminuzione della velocità di recupero
- aumento di stabilità della forza (scomparsa o diminuzione dei "tremori")
- miglioramento dell'equilibrio

Sono invitate a conoscere l'attività di danzaterapia anche persone temporaneamente debilitate o che stiano attraversando o abbiano superato un periodo di riabilitazione.


Photography by Getty Images

Per informazioni sui corsi di danza creativa e danzaterapia nella città di Milano:

Valentina Vano
e-mail: danzaterapia@ymail.com
Tel. 339.4805.033


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Lezioni di danza creativa e danzaterapia individuali e di gruppo.
Per: adulti, bambini, terza e quarta età, attori, danzatori, cantanti lirici; disabilità, psichiatria, disagio, disturbi dell’ansia.
Seminari di formazione per operatori del settore e di pedagogia musicale per favorire un corretto ascolto della musica e sviluppare una maggior sensibilità alla percezione del suono.
Il Metodo applicato (Fux) è artistico e non fa riferimento a contenuti psicoterapeutici.


Abbiamo oppure siamo un corpo?





Il corpo colonizzato

Talvolta può succedere che questa macchina perfetta all'improvviso si ribelli (ad esempio, il corpo si ammala); 
 si disvela così un’altra plausibile prospettiva 
- abbastanza inedita per noi - 
secondo la quale non sarebbe più la mente 
a portare a spasso il corpo per il mondo, 
ma sarebbe proprio il corpo 
a stabilire ciò che la mente possa o non possa fare, 
a fissare i confini e i limiti del nostro osare essere.




I corpi parlano, anzi raccontano

Nel 1958 Alexander Lowen, allievo di Wilhelm Reich, scrisse un libro – The Language of the Body – destinato a influenzare profondamente il pensiero tradizionale secondo cui la persona può trovare il suo punto di massima espressione prevalentemente sul piano verbale.


Gli uomini pensano di risolvere tutto con la mente 
invece di "sentire". 
Ma il sentire non ha a che fare con l’intelligenza o con la forza. Solo lavorando su di sé, sul proprio corpo 
- grazie al quale l’uomo "sente" – 
l’uomo può curarsi e aspirare, come è sacrosanto, 
a una vita sana, libera, felice. 
Ed essere in grado di amare veramente.

Secondo Lowen occorreva invece integrare l'espressione verbale e mentale delle emozioni e dei vissuti della persona con il linguaggio del corpo, cioè con la pratica concreta del movimento. Secondo tale prospettiva, ripresa successivamente da molti altri studiosi e in ambiti diversi (dalle medicine alternative fino ad alcune pratiche sportive, dalla danza/danzaterapia al teatro), i corpi parlano, basta saperli ascoltare.





L’espressione “avere un corpo” riflette una posizione linguistico discorsiva significativamente diversa dall'espressione “essere un corpo”
Antropologi e sociologi ci hanno insegnato che il corpo è un luogo e uno spazio di articolazione del potere. Ogni cultura dispone di elaborate e sofisticate “tecniche del corpo” che regolamentano e disciplinano gli aspetti più svariati del nostro essere-nel-mondo-in-quanto-corpi. 



Ma quali sono le politiche del corpo che informano e sostengono la nostra vita quotidiana? Quali i discorsi egemonici sulla corporeità che ci definiscono? 
Pur nella differenza e complessità dei diversi contesti di riferimento, in gran parte delle culture occidentali sembra prevalere una concezione del corpo che risponde ad una logica in termini di dominio/controllo. 


Potremmo definirla la politica del “corpo colonizzato”

La nostra identità in questo caso coincide con la nostra parte pensante – o meglio con la voce narrante che è la nostra mente – e a partire da questa parte pensante che ci appartiene e narra e interpreta incessantemente il nostro flusso di esperienza, ci relazioniamo con il corpo che abbiamo, che viene interpretato essenzialmente come “mezzo” per conseguire i fini individuati dalla mente



Questa modalità di rapportarsi con il corpo sembra rimandare ad una sorta di processo di colonizzazione: 


il corpo colonizzato è la finzione 
con cui ci illudiamo di mantenere il controllo sulle nostre vite 
e su quelle delle persone che ci circondano.


Ogni tanto tuttavia succede che questa macchina perfetta all'improvviso si inceppi (ad esempio, quando il corpo si ammala) e allora repentinamente si disvela un’altra possibile prospettiva abbastanza inedita per noi, secondo la quale non sarebbe più la parte pensante a portare a passeggio il nostro corpo per il mondo, ma sarebbe solo il corpo a stabilire ciò che la parte pensante possa o non possa fare, a fissare i confini, marcandone i limiti, del nostro poter essere. In altri termini, ogni tanto succede che al posto di disporre del nostro corpo e di piegarlo alla nostra volontà, il nostro corpo sembra improvvisamente “assumere il comando” e dettare legge: un'esperienza davvero rivelatrice!

Marìa Fux danza felice nel suo Studio di Buenos Aires


Tuttavia, sarebbe riduttivo e fuorviante parlare di un’unica concezione del corpo predominante nella tradizione occidentale. Le concezioni di corpo circolanti nella società sono molteplici e molto diverse fra loro.




Ad esempio, le medicine alternative, diffuse ampiamente nei paesi occidentali ci hanno abituato negli ultimi decenni a nuovi tipi di relazione con i nostri corpi, secondo le quali espressioni come “ascoltare il corpo” non ci sembrano più distanti.



Inoltre, a seconda degli attori sociali considerati, la definizione culturale del corpo può variare sensibilmente: per esempio, coloro che praticano sport a livello professionale oppure i danzatori – che si confrontano con i limiti del loro corpo ogni giorno attraverso la pratica continua con cui sviluppano la loro capacità di dare forma al movimento – condividono concezioni del corpo molto diverse rispetto ad altri individui, che svolgono professioni e mestieri dove il corpo è meno in primo piano.


Lili Grinberg e il suo gruppo di danzaterapia del lunedì
www.mariafux.com.ar

Lo stesso si può dire anche rispetto a quegli attori sociali che abbiano sofferto gravi malattie o per quella categoria di anziani che nel corso della vita abbiano saputo comprendere ed incorporare le differenti esperienze del proprio vissuto riuscendo a forgiare per sé stessi un "corpo saggio" che è diventato soggetto ed ha capitalizzato come una vera fortuna l'inevitabilità del tempo-che-passa.



Da questo punto di vista gli individui anziani con un buon livello di accettazione del proprio divenire o le persone con una qualsiasi tipologia di svantaggio si troverebbero in una buona posizione per sviluppare una maggiore consapevolezza corporea.



Per questi ultimi la finzione del corpo colonizzato e del dominio incontrastato della mente è contraddetta costantemente dall'esperienza quotidiana, secondo cui le loro difficoltà li obbligano a confrontarsi continuamente con ciò che il corpo può o non può fare. 
Ciò a parziale riprova del fatto che se stiamo ai margini, negli interstizi rispetto all'egemonia dominante (perché ad esempio alcuni nostri tratti non corrispondono al cosiddetto modello egemone) e se siamo disposti a fare uno sforzo eccezionale nel senso di "rimetterci in gioco", possiamo vedere altro ed elaborare posizioni talora più ricche e interessanti. 



Una persona anziana oppure che è stata gravemente ammalata avrebbe perciò maggiori probabilità di fare esperienza dei limiti della metafora del corpo colonizzato rispetto ad un giovane o a un soggetto che non ha mai avuto particolari difficoltà.



In tale prospettiva un altro tema che inizia a delinearsi negli studi sul corpo concerne la relazione tra corpo e memoria.
La questione è abbastanza centrale: il corpo ricorda oppure il processo del ricordo è legato esclusivamente alla nostra mente?
Molti teorici trascurano questa questione, ritenendo che la memoria sia prevalentemente conscia e che, pertanto, abbia a che fare esclusivamente con le cellule cerebrali.



Eppure, noi facciamo esperienza del fatto che le nostre mani talora ricordano sequenze di movimento che la nostra mente ha dimenticato (ad esempio, riprendendo a suonare il pianoforte dopo molti anni) oppure del fatto che i nostri piedi sanno sciare o sanno stare in equilibrio sulla tavola da surf anche dopo decenni che non pratichiamo più quello sport.

E allora questo corpo ricorda?

E se ciò fosse vero, non dovremmo forse ripensare i discorsi egemonici sul corpo che abbiamo in mente?

[Frammenti di testo tratti da: Tota, A.L., 2011. Il corpo colonizzato?. Roma Tre News, Anno XIII, n. 1, p. 3]






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Si può ricominciare sempre


Zaragoza Ciudad - Mayores de Valdefierro

Danzaterapia e Terza Età: il lavoro è la condivisione.
Perché un corpo, è un corpo tra altri corpi


La vita è un istante. 
In tutte le età si ha la possibilità di crescere 
e di vivere, di condividere il tempo 

La vecchiaia fa paura.
Come non temere la presenza, in apparenza ineludibile, dei limiti fisici e mentali?
E' una tappa della nostra vita segnata da parole come:  "non posso", "non ho voglia" o dai tanti  "ho paura". In realtà il tempo mostra come il corpo, non muovendosi, vada progressivamente perdendo le sue capacità motorie fino a rinchiudersi in un vero e proprio carcere di solitudine, senza la minima possibilità di proiettarsi nella realtà o di creare e trasformare. 


Quando il corpo non è più disposto a immaginare



Molte volte la sensazione che proviamo è quella di sentirsi dentro a un corpo chiuso e immobile come se il tempo che passa l'avesse trasformato in un "minerale". 
Si rende necessario allora lavorare sui sostegni e sulle potenzialità residue,  partendo dal lavoro con le mani che possono costruire "finestre"  che si aprono sul movimento, giungendo - mediante la gratificazione, il ricordo e le piccole conquiste - all'incontro con i "sì, posso" del corpo.


La vita mi ha dato la possibilità di continuare a cambiare; 
si può ricominciare sempre
Marìa Fux




Il lavoro sulla sedia ci permette di appoggiarci e, attraverso il limite ed il contenimento, abbandonare gradualmente la paura di muoversi che abita nei nostri corpi segnati, quasi dimenticati, che si chiudono al contatto con il dolore e la rigidità. 




A poco a poco essi riconquistano l'indipendenza che consente loro di esplorare quella sedia che li ha accolti, che li ha sostenuti come la loro madre faceva quando erano piccoli. Possiamo riconoscerla come qualcosa di elastico fuori dal nostro corpo, ma che ha anche una grande presenza al nostro interno.


Dopo l'indipendenza arriva la fiducia e con essa la memoria.
Passiamo dalla sedia al lavoro con i cerchi colorati che si trasformano in finestre. Se apriamo le finestre possiamo affacciarci, scoprire il mondo esterno, per poi rientrare nel nostro mondo interiore, salutare, ricordare.


Attraverso questo viaggio possiamo giungere ad alzarci per iniziare a realizzare movimenti con i cerchi: sulla testa, intorno al corpo, scambiandoceli. La parola e la musica hanno stimolato i nostri corpi addormentati e permesso un avvicinamento al colore. 



Possiamo scuotere insieme strisce di carta colorata, annodarci gli uni con gli altri, condividere l'infinita possibilità di muoversi e creare. Non abbiamo più paura, abbiamo recuperato il piacere nella danza e possiamo muoverci con i nostri "sì, posso" riconquistati!

[FUX. M., 2004. Qué es la danzaterapia? Preguntas que tienen respuestasBuenos Aires, Lumen]


Danzaterapia metodo Marìa Fux


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